Carlo Scarpa architetto

Questo blog raccoglie gli scritti più significativi su Carlo Scarpa. Tendono a definire sinteticamente gli aspetti più salienti dell'opera del maestro. (gli scritti sono stati scelti da Leonarda Costagliola) __ [leonarda.costagliola@libero.it] __ www.architetturando.net

Chi sono

Utente: LeonardaCostagliola
Architetto. Interessata ai beni culturali. Insegno discipline architettoniche presso il Liceo Artistico Catalano Palermo. Conquistata dall'informatica ,mi cimento con la grafica digitale: web, presentazioni multimediali, disegni tecnici in 2D ed ultimamente anche in 3D..... leonarda.costagliola@libero.it

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mercoledì, marzo 14, 2007

CARLO SCARPA

Se sei interessato a conoscere gli aspetti più salienti e significativi dell'opera di Carlo Scarpa, leggi questo blog, che è una raccolta selezionata di "scritti" sul maestro.

Se invece vuoi conoscere le iniziative on-line, fra cui l'archivio digitale dei suoi disegni, pigia qui,  andrai su una pagina web dove troverai una raccolta selezionata di links accreditati su Carlo Scarpa.

postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:41 | link | commenti (2)
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L'itinerario architettonico che vogliamo intraprendere inizia da Palazzo Abatellis in via Alloro a Palermo, sede della Galleria Regionale della Sicilia.

"......la sede museale, opera di Matteo Carnilivari, realizzata sul finire del XV secolo come residenza di Francesco Abatellis, Maestro Portulano del Regno, è uno degli edifici più significativi dell'architettura gotico-catalana nella Sicilia occidentale. Il palazzo fu successivamente adibito a monastero e subì nel tempo numerose trasformazioni. Gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, l'edificio venne restaurato dalla Soprintendenza di Palermo. Nel 1953-54, con l'allestimento museale di Carlo Scarpa, divenne sede della Galleria Nazionale (ora Regionale) della Sicilia."

 

postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:39 | link | commenti
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......una curiosità:  "LE  PANCHE  di  PALAZZO  ABATELLIS"

......nel cortile di Palazzo Abatellis a Palermo si trovano due parti di una epigrafe araba del Mille. Con giocoso fare enigmatico, Carlo Scarpa le ha sistemate a terra nel portico, come lunghe panche per il riposo e la meditazione del visitatore. La tarsia di porfido e serpentino su marmo bianco dell'iscrizione, prima di cantare le lodi di Allàh e del suo Profeta, cela infatti nei suoi segni sinistrorsi un segreto introibo (°) che suona: "(T'appressa), bacia il canto di questo (edificio) dopo averlo abbracciato e contempla le belle cose che racchiude".[tratto da Sergio Polano "Carlo Scarpa: Palazzo Abatellis" Electa 1996]  

(°) introibo = Nella locuzione antica: fare l'introibo "entrare in discorso"

notizie riguardo il restauro delle panche

postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:38 | link | commenti
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….chi è Carlo Scarpa (1906-78)
Autore di memorabili allestimenti di mostre, piccoli edifici, negozi, complesse sistemazioni museografiche, il veneziano Scarpa fu il modellatore poeticamente più dotato dell’architettura italiana del dopoguerra: non solo per l’artigianale, nitida raffinatezza dei dettagli e per il dominio dei più diversi materiali, ma specialmente per l’intensità delle composizioni spaziali. Fluide, magiche, pulsanti, esse rinviano a De Stijl (specificamente alla pittura di Mondrian) e alla lezione di F.LL.Wright. (N. Pevsner, J. Leming e H. Honour –“Dizionario di architettura”- Einaudi Tascabili1981-1992)
opere di Piet Mondrian     
 
 
 
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:35 | link | commenti
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….hanno detto di Carlo Scarpa
 
ritratto di Roberto Longhi
 .....”abilissimo Scarpa” (Roberto Longhi)     (Roberto Longhi “Frammento siciliano” in Paragone 1953, 47)
 
 
 
 
ritratto di Bruno Zevi
“Forse sei bravo come Fidia, il più bravo di tutti, ma di qua o di là dell’architettura. Manipoli splendidamente gli spazi…. estraendoli con il forcipe invece che generandoli…”.(Bruno Zevi)     (“Di qua o di là dell’architettura” di Bruno Zevi – F. Dal Co G. Mazziarol “Carlo Scarpa Opera Completa” Electa 1984-1992)
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:31 | link | commenti
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Le opere più conosciute di Carlo Scarpa
 
 
 
 
 
 
 
foto di Carlo Scarpa ritratto da Ugo Mulas all'interno del Museo di Castelvecchio a Verona
 
 
 
 
 
 
 
Sistemazioni museali e fondazioni:
 
 
1953 - Sezione storiche del Museo Correr -Venezia
1956-64 -
1957-60 - Riordino quadreria del Museo Correr - Venezia
1961-63 - Fondazione Querini Stampalia (piano terra e giardino) – Venezia
 
foto interno del Museo Castelvecchio di Verona
Altre sistemazioni
1973-81 - Sede centrale della Banca Popolare di Verona - Verona
1977-88 - Rettorato del Palazzo Steri - Palermo
 
 
 
 
 
 
Realizzazioni:
 
1954-56 - Padiglione del Venezuela (Giardini di Castello Biennale) -Venezia
1955-57 - Ampliamento della Gipsoteca Canoviana – Possagno (TV)
1966-72 - Ingresso dell’istituto universitario di architettura - Venezia
 1968 - Monumento alla Partigiana di Murer -Venezia
 
 Case:
1955-61 - Casa Veritti - Udine
1974-79 - Casa Ottolenghi - Località Mure di Bardolino (VR)
 
 
 
 
 
1969-78 - Tomba monumentale di Brion - San Vito d’Altivole (TV)
    
 
 
 
Negozi:
1957-58 - Negozio Olivetti (Piazza San Marco) - Venezia
1961-63 - Negozio Gavina - Bologna
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:07 | link | commenti
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….Carlo Scarpa a Palazzo Abatellis
…….. Carlo Scarpa, a Palazzo Abatellis, sa ricucire il lascito del passato in un capolavoro di perfetta fusione figurativa…. L’esatta calibratura tra contenitore (l’edificio) e contenuto (materiale espositivo) si estrinseca in una serrata sequenza di episodi spaziali. Oggetti e ambienti sono magistralmente legati da invisibili rapporti: così il diafano profilo di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana “stacca” su atmosfere rarefatte, mentre le opere di Antonello da Messina vengono originalmente scostate dai paramenti murari…… (Carlo Scarpa a cura di Ada Francesca Marcianò Zanichelli 1984)
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 11:00 | link | commenti
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  è stato detto sulla sistemazione museale di Palazzo Abatellis….
“...la migliore ambientazione di museo che mi sia capitata di incontrare in tutta la mia vita” (Walter Gropius)
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:56 | link | commenti
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…..il percorso museale a Palazzo Abatellis
 
 
…..Scarpa impone un certo percorso, obbligando il visitatore a soffermarsi sugli elementi che ritiene importanti. Ci riesce, motivando anche il visitatore più svogliato, attraendolo, risvegliando la sua curiosità, facendolo girare intorno a una scultura o inducendolo a muovere il quadro per vederlo con la luce migliore….. (Sergio Los “Carlo Scarpa” Arsenale Editrice 1995)
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:52 | link | commenti (2)
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….. sugli allestimenti di Carlo Scarpa
….la questione affrontata da Scarpa nell’allestimento di musei, esposizioni, ecc.; è l’arte di mostrare, del fare di una mostra un testo figurativo comprendente sia il restauro di edifici preesistenti che l’architettura nuova, sia opere d’arte antica che contemporanea. Ma il progetto di Scarpa non separa il mostrare le opere entro gli edifici dal mostrare gli edifici stessi. I suoi progetti rendono eloquenti i monumenti come gli allestimenti rendono eloquenti le opere esposte. Quando restaura, Scarpa preserva edifici e opere in un modo che sollecita a prendersi cura di loro, una cura di cui mancavano se erano trascurati. Egli rovescia la museografia tradizionale e propone degli allestimenti che diventano una specie di opera d’arte totale, comprendente architettura, pittura, scultura, ecc. (Sergio Los “Carlo Scarpa” Arsenale Editrice 1995)
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http://www.architetturando.net/liceoartisticocatalanopalermo/rilievo-catalogazione/index.htm
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:43 | link | commenti
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…le “machinae” espositive
…… (per “mostrare le opere” Scarpa realizzò dei “congegni” su cui collocava i manufatti artistici, uno di questi, veramente interessante, è quello utilizzato a Palazzo Abatellis per l’Eleonora d’Aragona del Laurana). Il diafano busto marmoreo, riportato al suo appiombo a calcolata altezza, galleggia su un polito massello d’ebano, sagomato da curvature sensuosamente ellittiche secondo precise direttive del progettista. Un sottile cuscinetto d’aria, rinforzato dal contrasto polare della coppia bianco-nero (corrispondente al dualismo materico freddo-caldo), impedisce alla scultura di far corpo con il suo contrappeso inferiore. Appena sollevata inferiormente da due cilindretti di ottone, l’opera del Laurana poggia infatti su una lamella di piombo, affogata in una placca di ottone. Al contempo, la dimensione del supporto ligneo salvaguarda da uno spiacevole senso di resezione, tipico dei busti, e il suo disegno ne contempla la forma. Penetrando da una finestra ortogonale rispetto alle spalle di Eleonora, la luce naturale che bagna la figura lateralmente sottolinea la lieve inclinazione della testa e i valori plastici del modellato. Leggermente sporgenti dalla parete, i pannelli a stucco colorato presenti sul retro e sul fianco del busto fanno sì che il chiaro profilo femminile si disegni contro un denso tono cromatico. A una vista frontale dell’Eleonora, la sottile riga verticale di giunzione tra i pannelli ne è un puntuale commento metrico. Confitta nel pavimento, l’asta su cui poggiano ebano e marmo costituisce un decentrato polo visivo per gli ambienti espositivi. Il visitatore, che viene dalla sala a doppio affaccio della cappella, è prima attratto dal gioco chiaroscurale del profilo, illuminato di tre quarti, poi è impegnato a muoversi attorno al busto sentendone le implicazioni volumetriche, infine è indirizzato dalla dinamica dello sguardo verso stazioni successive del percorso.
(Sergio Polano “Carlo Scarpa: Palazzo Abatellis” Electa 1996)
….(le “machinae espositive” nella Quadreria al museo Correr di Venezia) Scarpa impagina magistralmente, come in un prezioso “libro in rilievo”, la storia veneziana dal Trecento al Cinquecento, utilizzando sottile quinte di travertini sfilabili, sospese al muro e distaccate dal pavimento, o esili setti divisori di mattoni intonacati racchiusi da profili in ferro. Le lampade, inglobate nel soffitto o innestate nelle pareti, non sono mai disposte centralmente, in modo che creano un’illuminazione sensibile e differenziata…..(Carlo Scarpa a cura di Ada Francesca Marcianò Zanichelli 1984)
 
 
 
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:38 | link | commenti
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….la luce per Scarpa(da un ricordo di un ex-allievo)
…(la “luce” nella mostra di Antonello a Messina). ….il mio incontro con Carlo Scarpa risale a quando ero studente [….]. Di quella lezione mi colpì molto [….] il suo racconto di come, nella mostra di Antonello a Messina, aveva risolto il problema della presentazione dell’Annunciazione di Siracusa. Il quadro, ci spiegava Scarpa, presenta lacune così vistose che i frammenti superstiti, rischiano di essere di essere guardati ciascuno isolato dall’altro. Una luce cruda ottiene appunto un indesiderato effetto clinico di autopsia.
Ora la luce filtrata dall’impannata posta alla finestra giungeva inesorabilmente bianca e metteva in risalto le ferite di quella tavola gloriosa rendendo difficile cogliere i toni freddi del paesaggio e la severa costruzione dell’interno. Muovendo le mani quasi a farci avvertire l’impalpabile leggerezza d’una stoffa, il professore ci raccontò che era sceso in una merceria e aveva comprato una sottoveste. Era bastato interporre, a una distanza conveniente, il nailon, leggermente colorato, fra la luce del giorno e il velatino che chiudeva la finestra per ottenere la luce non indifferente, ma morbida e ricca…….
…….(la “luce” nella Gipsoteca a Possagno) ……Scarpa ha considerato anche la possibilità di modellare la luce, di trattarla, cioè, come un solido. Ne fa fede la sua definizione di “blocco azzurro” per la geniale finestra angolare inventata a Possagno: “Lo spigolo vetrato diventa un blocco azzurro spinto verso l’alto.”
(“La luce e il progetto” di Carlo Bertelli- Dal Co G. Mazziarol “Carlo Scarpa Opera Completa” Electa 1984-1992)
 
 
 
 
dettagli delle finestre nella Gipsoteca di Possagno
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:32 | link | commenti
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….il dominio della luce
 
…(.annota Carlo Scarpa nei suoi disegni per Palazzo Abatellis):” il pavimento [del loggiato] di cotto muoverà per i riverberi della luce” - “luce dall’alto per Trionfo della morte” - “finestra alta luce buona” -“luce ottima per l’Antonello”- “luce di nord”…..
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:19 | link | commenti
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…gli interventi sull’esistente, ovvero come riproporre l’esistente
….(alcuni degli interventi sull’esistente realizzati da Carlo Scarpa a Palazzo Abatellis)
Gli infissi dietro le trifore, sono collocati su un piano distinto, e sono scanditi in quarti perché possono lasciar “vedere anche all’interno l’ornamento delle trifore”.
Gli intonaci nei tre prospetti del cortile vengono tinteggiati alternando lievi gradazioni dello stesso colore, accordando con il timbro naturale della pietra e l’intensità della luce, un accorgimento vibratile per non offendere l’occhio con la monotonia cromatica delle superfici.
La scala interna a giorno: i gradini di pietra di Carini sono a sezione esagonale.
Nella muratura vengono aperti dei varchi, necessari, per imprimere agli spazi d’esposizione, con la formula del verso orario, la richiesta continuità funzionale di visita.
Il graticolato utilizzato per le chiusure mobili.
….(il restauro della scala di accesso ai piani superiori nella Querina Stampalia viene risolto collocando delle lastre di marmo sopra i gradini danneggiati dal tempo). “In questo modo si può rinnovare la scala senza distruggerla, preservandone l’identità e la storia, aumentando la tensione tra il nuovo e il vecchio.
(Da l’intervista di Martin Dominguez a Carlo Scarpa maggio 1978 a Vicenza –F. Dal Co G. Mazziarol “Carlo Scarpa Opera Completa” Electa 1984-1992)
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 10:05 | link | commenti
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…..il disegno per Scarpa
Ho studiato all’Accademia di Belle Arti a Venezia [….] imparavamo a disegnare secondo tutte le tecniche di rappresentazione. Penso che nelle scuole di architettura ci si dovrebbe preoccupare di più di quelle tecniche, per esempio del disegno classico a mano libera.” (Da l’intervista di Martin Dominguez a Carlo Scarpa maggio 1978 a Vicenza –F. Dal Co G. Mazziarol “Carlo Scarpa Opera Completa” Electa 1984-1992)
 
Voglio vedere le cose, non mi fido che di questo [….] perciò disegno. Posso vedere le cose solo se disegno.” (Carlo Scarpa)
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http://www.architetturando.net/liceoartisticocatalanopalermo/rilievo-catalogazione/index.htm
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 09:53 | link | commenti
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…. dicono dei disegni di Scarpa
….(i disegni del Museo di Castelvecchio – Verona) I disegni elaborati per la presentazione della statua equestre di Cangrande per l’allestimento del museo di Castelvecchio di Verona, sono la logica testimonianza di un calcolo preciso degli effetti (anche se bisogna osservare come non vi sia alcuna prospettiva d’insieme, ad eccezione della fotografia ritoccata che servì a Scarpa per formulare una prima ipotesi per quello che costituisce il nucleo più attivo, o più deliberatamente più rappresentativo, dell’insieme) si tratta sostanzialmente, di disegni esecutivi, se non proprio di cantiere. Disegni, cioè, concepiti per essere letti da altri e per servire da sostegno a una dimostrazione.
(“Il disegno di Carlo Scarpa “ di Hubert Damish F.- Dal Co G. Mazziarol “Carlo Scarpa Opera Completa” Electa 1984-1992)
 
….privilegia la scala dimensionale 1:20 quale verifica del reale; insiste sull’elaborazione di dettagli e modanature, trattandoli “come l’opera intera”
(Carlo Scarpa a cura di Ada Francesca Marcianò)
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 09:44 | link | commenti
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...architettura modulare?

[Nella tomba Brion] ho adottato dei trucchi. Avevo bisogno di una certa luce e ho pensato tutto secondo un modulo di 5,5 centimetri. Questo motivo che pare una sciocchezza è invece molto ricco di possibilità espressive e di movimento…Ho misurato tutto con i numeri 11 e 5,5. Siccome tutto nasce da una moltiplicazione, tutto torna e ogni misura risulta esatta. Qualcuno potrebbe obiettare che le misure tornano esatte anche usando un modulo di 1 centimetro – non è vero, perché 50 per 2 fa 100, mentre 55 per 2 fa 110, e con un altro 55 fa 165, non più 150, e raddoppiando si fa 220 e poi 330, 440. In tal modo posso frazionare le parti, e non avrò mai 150 ma 154. Molti usato i tracciati regolatori o la sezione aurea; il mio è un modulo molto semplice che può permettere dei movimenti – il centimetro è arido, mentre nel mio caso si ottengono dei rapporti. In altre occasioni, infatti, ho trovato molto piacevole lavorare con il sistema di misurazione inglese, che è molto ricco di possibilità. Mi ricordo che, in occasione dell’allestimento della mostra dei disegni di Mendelsohn a San Francisco, mentre io disegnavo le mie sezioni, c’era un tecnico che pareva un tagliaboschi e che utilizzava misure in pollici. Le sue misure corrispondevano solo in parte a quelle che avevo preso io, e allora ho dovuto accettare le sue, perché in tal modo lui vedeva la materia prima, il legname tagliato secondo sezioni stabilite….. ( Carlo Scarpa- Mille Cipressi – Conferenza tenuta a Madrid nell’estate del 1978–F. Dal Co G. Mazziarol “Carlo Scarpa Opera Completa” Electa 1984-1992)

postato da: LeonardaCostagliola alle ore 09:27 | link | commenti
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……per concludere un’interessante nota di Giorgio Vigni, soprintendente alle Gallerie di Sicilia, sulle sistemazioni mussali (fu Vigni a scegliere Scarpa per l’allestimento museale di Palazzo Abatellis) ……
“….quello che si presenta più frequentemente in Italia: ordinare un museo in un antico edificio di valore monumentale; in questo caso un edificio bisognoso di un radicale restauro. Quando si presenta un problema di questo genere bisogna affrontarlo con franchezza nell’interesse della nuova funzione cui l’edificio è destinato, ma nello stesso tempo anche col più aderente e sottile rispetto della sua qualità architettonica originaria…. L’architettura del palazzo non deve costringere il museo che vi sarà contenuto, ma neanche questo deve soffocare l’architettura; i due elementi devono vivere l’uno nell’altro in armonia vicendevole, in modo che il visitatore ne riceva un’impressione naturale e riposante. Questo è essenziale anche dal punto di vista della funzione didattica (°) del museo. Infatti l’architettura può risultare soffocata dal semplice fatto di sovraccaricare le sale di esposizione con troppa quantità di opere. Tale eccesso, oltre a impedire che ogni opera possa essere vista e goduta nel necessario isolamento, tende a sminuzzare lo spazio architettonico e quindi a distruggere la misura, e da ciò derivano confusione affaticamento per il visitatore. Per dare una guida al visitatore comune è importante anzitutto la scelta rigorosa delle opere; direi che la funzione didattica (°) del museo si soddisfa, prima che con qualsiasi altra iniziativa, proprio con questo principio…Naturalmente, più rigorosa è la scelta delle opere da esporre, più ampia deve essere la possibilità di depositi razionali, comodamente visitabili da chi ne faccia la richiesta. C’era da fare (a palazzo Abatellis) l’adattamento vero e proprio a museo: cioè aprire i passaggi necessari al giro delle sale, e rimediare certa meccanica empiricità e crudezza del restauro monumentale, affinchè l’architettura potesse vivere in armonia con quella che sarebbe stata l’atmosfera del museo. In sostanza l’architettura stessa, in un certo senso, doveva essere oggetto di esposizione”.
(Giorgio Vigni “Ricordo di un lavoro con Scarpa. La sistemazione della Galleria Nazionale della Sicilia a Palermo”; riportato da Sergio Polano “Carlo Scarpa: Palazzo Abatellis” Electa 1996)
[(°) la didattica è intesa idealisticamente come elevazione, individuale grado di educazione estetica]
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http://www.architetturando.net/liceoartisticocatalanopalermo/rilievo-catalogazione/index.htm
postato da: LeonardaCostagliola alle ore 09:16 | link | commenti
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